In scena ora
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In scena ora

In scena ora

BIANCA

Orari    venerdì ore 21,00 

sabato ore 21,00 

domenica ore 18,30

 

Quartieri Airots || Teatro dei 63

 

Costo del biglietto: 

intero   € 12,00

ridotto  € 10,00

Civelleri/Lo Sicco

BIANCA

ideazione e regia Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco
con Filippo Farina, Manuela Lo Sicco e Simona Malato
scenografia Cesare Inzerillo
drammaturgia musicale Gianni Gebbia e Giovanni Verga
produzione A.C. Civilleri/LoSicco

 

“La realtà si forma soltanto nella memoria”

Marcel Proust

 

Bianca è il nome di una donna. Si manifesta dal buio, arroccata in cima alla torre della sua solitudine, come rapita da un incantesimo. Ha paura della sofferenza, della vecchiaia, della mancanza d’amore, della fine, e la melanconia la cinge come una sorella dolce della morte. Il suo sguardo non si posa su niente, la proietta lontano dalla realtà, sempre più lontano fino a ripiegarsi su se stessa. In questo movimento verticale di discesa, due personaggi, inizialmente a lei poco familiari, la condurranno, attraverso le tracce della memoria, nel disordine della sua esistenza. Questi due Maître della scena, fini manipolatori del tempo e dello spazio, nel duplice ruolo di custodi e protagonisti della memoria di Bianca, costruiscono e sconvolgono atmosfere e situazioni. Lo spettacolo non è un racconto di eventi, bensì uno scavo archeologico dell’universo femminile. Bianca muta scalza e smarrita attraversa mondi sterminati alla ricerca della sua identità di donna, condizione primaria, che le permetterà di generare l’unica parola vera in risposta alla sofferenza della sua esistenza.

Lo Spazio è principalmente vuoto, nessuna struttura scenografica occupa la scena. Gli ambienti e le situazioni nascono dal buio. La luce è elemento che determina lo spazio, perché lo sottrae al buio in porzioni, segmenti e forme geometriche. Sono il cerchio, il disco e la sfera le figure primarie del lavoro en space e determinano la creatività dei movimenti di scena sia corali che individuali. La Musica è spinta verso l’essenza, la nota unica, generatrice di una nuova complessità, di una composizione originale. Nello spettacolo è drammaturgia a cui i corpi si affidano perdutamente. L’assenza del testo scritto, quindi della parola da recitare, non è un rifiuto assoluto dello strumento vocale come possibilità espressiva e favorisce l’utilizzo del corpo parlante sulla scena. Pensiamo ad una parola generata dal corpo dell’attore, che abbia una forma più vicina al canto, ad una vocalità viscerale, distante dalla funzione di commento all’azione. Il Corpo degli attori affronta ritmicamente il movimento che è inteso come unico dispositivo di interpretazione per l’attore. Differentemente dalla nostra ultima opera teatrale “Boxe”, gli attori non lavorano alla creazione di maschere grottesche della natura umana, ma all’interpretazione della struttura ritmica della composizione musicale dello spettacolo. Bianca è uno spettacolo banalmente fisico, legato al corpo degli attori, non solo dal punto di vista della sapienza che mettono in campo, ma soprattutto per quell’aura che li avvolge e li rende segni profondi della scena.

Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco

 

Le musiche

In Bianca si è proceduto per “visioni” e senza seguire un vero e proprio copione in senso tradizionale. Idee e visioni sono state ciò che hanno definito un campo dove scena e suono si fondono e si supportano vicendevolmente per definire un immaginario. Non si è mai pensato a una fine né a un inizio, ma piuttosto a uno spazio. In particolare, uno spazio che racconta un vuoto cosmico che assorbe la rappresentazione stessa. In questo senso una frequenza costante accompagna pubblico e attori dal “non-inizio” alla “non-fine”. Questa frequenza si evolve in brani musicali composti volutamente senza conoscere il testo, ma solo la visione di esso. Tutto quello che avviene all’interno della rappresentazione è movimento sonoro e visivo contenuto nel “sempre”. Ciò che avviene in scena, avviene nella musica non come commento, ma come ricostruzione di uno spazio. I temi incalzanti e a volte ossessivamente lirici vengono destrutturati e ricuciti. Geometrie vengono costruite distrutte e ricreate suscitando un contrasto percepito come quiete e angoscia senza fine.

Gianni Gebbia e Giovanni Verga

 

QUARTIERI AIROTS

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